Presidente Fs Ghezzi entra in board istituto Ue innovazione

La presidente delle FS, una renziana di ferro, nominata presidente dal già dimissionario Governo Gentiloni, entra a far parte dell’EIT (European Innovation and Technology Institute), che ha sede a Budapest (link).

Che cos’è l’EIT?

Creato nel 2008, l’Istituto, che avrebbe dovuto ricalcare nella concezione, e non solo nel nome, il famosissimo Massachusetts Institute of Technology (MIT) americano, diventò operativo nel 2010 e poté godere di un budget cospicuo di 300 M€ per il periodo 2008–2013, aumentato a 2.38 G€ per il periodo 2014–2020. Caratteristica unica dell’EIT è la struttura non centralizzata, diversa da quella immaginata dal Presidente della Commissione Europea Barroso nel 2005, che fu subito accantonata per l’evidente difficoltà di creare in pochi anni un’istituzione in grado di rivaleggiare con il gigante americano. Quindi si preferì ripiegare su una soluzione da sempre più congeniale alle strategie europee: una rete distribuita di partner. Così sono state nate le Comunità della Conoscenza e dell’Innovazione (Knowledge and Innovation Communities, KICs), adesso arrivate al numero di tre, e cioè Cambiamenti Climatici, Energia Pulita e ICT. Queste operano attraverso dei concentratori definiti “co–location centres”, sparsi attraverso tutta l’Europa, mentre il quartiere generale dell’EIT resta fissato a Budapest. EIT avrebbe dovuto finanziare i KICs fino a un massimo del 25% del budget totale, in realtà le cose sono andate diversamente. Il compito di allineare partner differenti e la complessità di costruire un terreno comune e di dotarsi di regole comuni si è rivelato molto difficile, in quanto ciò richiede un alto livello di fiducia reciproca fra i partner, una buona struttura organizzativa e manageriale e sistemi di valutazione intelligenti. All’inizio della sua attività appariva chiaro che EIT avrebbe operato soprattutto creando reti di ricerca fra imprese, università e centri di ricerca preesistenti, senza costruirne di nuove e senza rilasciare diplomi europei. Solo in seguito sono stati attivati corsi di avvio all’imprenditorialità, Master e Dottorati con l’etichetta “KIC”, che non hanno finora riscosso molto successo. Già nel 2011 alcuni autorevoli commentatori avevano sollevato fieri dubbi sulla strutturazione e la gestione dell’istituto ma nonostante la promessa di una correzione di rotta ben poco è stato fatto, tant’è che nel 2015 le varie criticità dell’istituto sono state evidenziate in un severo rapporto pubblicato recentemente dalla Corte dei Conti Europea (ECA) che sottolinea “la mancanza di risultati tangibili” ed indica l’urgenza di significative riforme legislative ed operative per il prosieguo dell’attività.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *