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Le paure da Covid-19 (da L’Opinione delle Libertà)
Le paure da Covid-19
lunedì 2 novembre 2020
La paura si definisce come un’emozione primaria di difesa, comune sia all’essere umano che all’animale, in genere provocata da una situazione di pericolo, che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia. Se andiamo ad analizzare le paure da Covid-19, che sembrano aumentate nella popolazione italiana, addirittura più del 10 per cento rispetto alla norma, possiamo osservare come esse possono essere provocate da tutti e quattro questi fattori, che spesso si intrecciano e/o sommano l’uno con l’altro, producendo in chi la prova effetti devastanti anche a distanza, in quanto nel perdurare e ripetersi delle situazioni di paura, gli effetti si moltiplicano e si manifestano anche a lungo termine. E le nuove norme restrittive, che sembrano prospettare un secondo lockdown, certo non aiutano.
Occorrerebbe infatti sapere, che la paura è spesso accompagnata da una reazione organica, da un aumento del battito cardiaco e delle altre principali funzioni fisiologiche di difesa, di cui è responsabile il sistema nervoso autonomo, che attiva l’organismo alla situazione d’emergenza, anche se in modo non specifico, preparando le difese, che si attueranno con gli abituali atteggiamenti di “lotta e fuga”. Nelle diverse paure si può avere la sensazione che qualcosa minacci la nostra esistenza o la nostra integrità biologica o quella delle persone a noi care, spesso proiettandosi anche nel futuro: qualcosa di brutto può accadere. E ciò potrebbe spingere la persona che prova paura ad aggredire, per eliminare o allontanare l’oggetto della paura (condotte aggressive) o al contrario fuggire, per evitarne il possibile danno (condotte di evitamento). Le paure sono più frequenti durante l’infanzia, in cui è presente maggiore emotività e insicurezza, ed è difficile distinguere le paure oggettive che provengono dal mondo esterno, da quelle che nascono dal mondo interiore. Possiamo così distinguere le paure fisiologiche, presenti nella maggior parte dei bambini e che scompaiono con l’età, da quelle patologiche che si riconoscono in quanto si prolungano nel tempo, limitano la vita personale e sociale e sono spesso associate ad altri sintomi di sofferenza, cosa che purtroppo sta accadendo per il Covid-19.
La paura è quindi un’emozione, attivata da un impulso, che ha come scopo la difesa della persona, in una situazione di pericolo; può quindi arrivare ogni qualvolta si presenti un possibile pericolo per la propria incolumità; e nel caso del Covid possiamo ben dire che è diventata quasi costante ormai da molti mesi, costringendo le persone a diverse controffensive. Come, per esempio, l’intensificazione delle funzioni fisiche e cognitive con relativo innalzamento del livello di accortezza, talvolta difficoltà di applicazione intellettiva, reazioni di fuga, protezione istintiva del proprio corpo ed oggi obbligatoria del viso e delle mani, ricerca di aiuto, calo della temperatura corporea, sudorazione, aumento adrenalinico, aumento dell’ansia, aumento delle reazioni depressive e persino del rischio di suicidio.
La paura può essere inoltre causa di alcuni fenomeni di modifica comportamentale qualche volta anche duraturi e/o permanenti, identificati come sindromi ansiose, nel nostro caso da Covid. E ciò accade quando la paura non è più scatenata dalla percezione di un reale pericolo, bensì dal timore che si possano verificare altre situazioni di pericolo, apparentemente normali, ma vissute dal soggetto con profondo disagio, come l’attuale continuazione indefinita dei pericoli da virus. In certi casi, quindi, la paura perde la sua funzione primaria di difesa, e si può cronicizzare diventando invece, come per il Covid, l’espressione di uno stato mentale. E questo persistere della paura da virus, della possibilità di contagio, delle molteplici perdite, anche di persone care, delle restrizioni al vivere civile, delle difficoltà economiche e di lavoro, che si ripetono e ci costringono ancora una volta, in spazi privi delle più elementari libertà costituzionali, rendono sempre più paurosi e quindi più fragili, soprattutto le persone disagiate, deboli e/o più sensibili.
Va inoltre considerato come la paura di persone, oggetti, contesti può anche essere appresa, cioè essere una paura condizionata, proprio come quella da Covid, dipendendo sempre dai circuiti emozionali del cervello, che si giocano la loro bella partita. E, inoltre, avere differenti gradi di intensità a seconda della nostra biologia e del nostro carattere. Nel caso del Covid, vediamo che le persone che vivono intensi stati di paura, come è accaduto diverse volte, hanno sovente atteggiamenti irrazionali, diventando aggressive ed alle volte anche nocive, come è accaduto in alcune piazze d’Italia. Cioè la paura, che abitualmente è una risposta al dolore o alla sua percezione, può trasformarsi in ira. E se un individuo è troppo spesso impaurito, come sta accadendo per il Covid, può sentirsi costretto ad attaccare, come sta già avvenendo nelle piazze e potrà avvenire più spesso per ragioni economiche e di sopravvivenza. E c’è di più: se l’ira può prendere il sopravvento, la paura può svanire.
In tal senso alcuni atteggiamenti derivanti dagli stati di paura, come nel caso del Covid, possono essere considerati “pericolosi”, in quanto alla lunga si possono tramutare in rabbia che non possiamo sapere dove e come si dirigerà. Se qualcuno, eventualmente, decidesse di governarci, forse farebbe bene ad informarsi, dove ci sta dirigendo e con quali possibili conseguenze. Nessuno si accorge che sta montando la rabbia in tutto il Paese? La paura emerge quando il contesto è dominato dalla minaccia del dolore, in questo caso si è pervasi dal desiderio di scappare oppure di attaccare. Ed il senso di provvisorietà, anche economica, che incalza, con la crescita esponenziale del numero dei contagiati, ci fa sentire inadeguati, soli ed arrabbiati, ponendo il rischio di “morire” di chiusura e depressione e/o di altre malattie, lasciate senza cura, anziché di Covid-19. Ma c’è un altro aspetto della paura, come nella famosa intervista di Hermann Goering resa durante il processo di Norimberga: il suo utilizzo politico, da parte del potere dominante, per ottenere dal popolo una sottomissione incondizionata. Basta sostituire, alla paura di un attacco bellico, la paura del virus e della malattia.
(*) Già prima cattedra di Psichiatria all’Università “La Sapienza” di Roma e consigliera dell’Associazione Astri
di Emilia Costa (*)
Il principio di precauzione e l’emergenza coronavirus
Di fronte alla drammatica escalation dell’epidemia in questo paese, e del disorientamento che ne consegue nei Palazzi, nei media, negli operatori economici, nella pubblica opinione, che fa da stridente contrasto con le notizie che arrivano dalla Cina e più in generale dall’Asia orientale, dove invece le severe misure di contenimento sembrano funzionare, vorrei richiamare l’attenzione del lettore su un tema di cui si è dibattuto molto negli ultimi 30 anni, e cioè il corretto utilizzo del Principio di Precauzione.
Mi si consenta di ricordare che l’azione di un’associazione quale ASTRI si concretizza anche nella lotta alla disinformazione scientifica imperante nei social media, alle fake news, alla logica perversa del NIMBY, all’uso distorto del Principio di Precauzione.
Il Principio di Precauzione è uno strumento di gestione politica del rischio a livello ambientale e igienico-sanitario, che si fonda su due elementi:
- il riconoscimento dei potenziali rischi, sulla base di un’accurata analisi scientifica dei dati esistenti
- l’impossibilità di escludere, sulla base dei dati esistenti, la presenza dei rischi riconosciuti.
Si tende a distinguere un Principio Debole da un Principio Forte:
ASTRI in prima pagina su l’Opinione delle Libertà

Il 15 maggio 2018 è stato depositato presso l’Agenzia delle Entrate l’atto costitutivo di una nuova “Associazione di Scienziati e Tecnologi per la Ricerca Italiana” (Astri), che mira, come recita lo Statuto, a rappresentare “un punto d’ incontro, di discussione e di unione tra quanti – enti, istituzioni, imprese e persone fisiche – sono interessati allo sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica e al trasferimento della conoscenza che ne deriva alla società civile in favore del progresso industriale, economico e sociale della Nazione italiana”.
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L’Europa non ha ancora perso la battaglia per l’Intelligenza artificiale. Ma è solo l’UE a crederlo
L’Intelligenza Artificiale (AI): ecco un’altra sfida che l’Unione Europea è destinata a perdere, contro i giganti USA ma anche contro la Cina e perfino la Corea del Sud. Il funzionario UE fa l’ottimista, ma solo per il posto che occupa. Del resto quest’Europa di funzionari strapagati e di politici desiderosi di riciclarsi ci ha abituato da tempo a esternazioni vanagloriose e trionfalistiche, che poi manifestano tutta la loro inconsistenza alla prova dei fatti.
È lo stesso film già visto per l’Energia Nucleare, il GPS europeo (prog. Galileo), il Genoma umano, l’industria del fotovoltaico, le neuroscienze ( ved. ad es. “Scienza e Tecnologia: che cosa ha fatto l’Europa?) e per tutte le “disrupting technologies” che hanno reso gli altri paesi sempre più forti nello scenario mondiale. L’Europa non può più permettersi di condividere il proprio patrimonio intellettuale e di know how tecnologico con altri paesi, che sono molto più efficienti nel tradurre questi assets in innovazione e prodotti di mercato, che poi possono circolare liberamente anche da noi, e quasi esentasse, come fanno i colossi del Web, Amazon, Google, Facebook ecc. No, il sistema ”Porte aperte” è diventato proprio insostenibile
Senato della Repubblica – 4-02764 – Interrogazione sulle numerose anomalie ed irregolarità amministrative poste in essere dall’ENEA e riscontrate anche dalla Corte dei conti.
Senato della Repubblica – 4-02764 – Interrogazione a risposta scritta presentata il 17 gennaio 2020.
– Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e dell’università e della ricerca. – Premesso che, per quanto risulta all’interrogante:
l’ENEA è un ente di diritto pubblico per l’innovazione tecnologica e i servizi avanzati alle imprese, alla pubblica amministrazione nei settori dell’energia, ambiente e sviluppo economico sostenibile e con centri di ricerca, 2.400 dipendenti ed un contributo annuo dello Stato di 140 milioni di euro;
nel 2014 l’ente è stato commissariato dal Governo Renzi con la nomina a commissario del professor Federico Testa e dei vicecommissari, dottor Tullio Fanelli e dottoressa Cristina Corazza;
nel 2016 il professor Federico Testa è stato nominato presidente dell’ENEA, con i consiglieri di amministrazione Mauro Libè e Alessandro Lanza;
vi sarebbe stato un doppio incarico del professor Federico Testa, commissario e presidente dell’ENEA e allo stesso tempo professore ordinario a tempo pieno presso l’università di Verona, facente funzioni di direttore di dipartimento;
nel periodo di commissariamento vi sarebbe stata la sostituzione irregolare dei revisori dei conti prima della loro scadenza e senza giustificata motivazione, reintegrati dalla sentenza del TAR del Lazio;
nel medesimo periodo ci sarebbe stata la nomina del vicecommissario Fanelli a vicedirettore generale dell’ENEA;
vi sarebbero state forzature e pressioni psicologiche da parte del presidente Testa sui responsabili delle unità tecniche ufficio studi (poi rimosso) e dipartimento energia per far produrre una relazione tecnica compiacente per l’associazione ASSOGAS tesa ad agevolare l’ottenimento di benefici economici legati alle certificazioni energetiche, motivandolo con rapporti di amicizia intercorrenti tra lui ed i manager ASSOGAS;

la gara di assegnazione della sede di Frascati per la realizzazione dell’impianto sperimentale per la fusione nucleare denominato DTT (divertor test Tokamak) sarebbe stata impugnata da diverse Regioni, con sedi ENEA, partecipanti al bando per le modalità di assegnazione al centro di Frascati con criteri e applicazione non trasparente;
Keep calm and study: “L’opinione delle Libertà” pubblica il manifesto di ASTRI sui cambiamenti climatici

“Non c’è nessuna emergenza climatica”
- I cambiamenti climatici non sono derivabili dalla meteorologia: se un’estate ci pare più calda del solito, o se i ghiacciai in qualche regione del globo appaiono in ritirata, questo non vuol dire che sia in atto un riscaldamento globale del pianeta.
- L’inquinamento ambientale va combattuto ma non ha niente che fare col cambiamento climatico globale.
- La vera scienza non dovrebbe essere condizionata dalla finanza, dai media e dalla politica.
- I ragazzi devono studiare e poi il sabato o la domenica, quando non c’è scuola, pulire il mondo, basta anche solo il quartiere dove vivono o il luogo dove hanno manifestato
- Bisogna stare calmi senza falsi allarmismi che qualcuno ha interesse a diffondere per realizzare progetti di governance mondiale e servire gli interessi di molte aziende, come ha dichiarato di recente anche il Segretario generale dell’Onu.
- Bisogna conoscere bene il passato ed il presente per capire il futuro: studiare, studiare e studiare
- La verità scientifica non si basa sul consenso popolare né sul principio di autorità. Altrimenti Galileo avrebbe perso la sua battaglia contro gli aristotelici e la scienza moderna non si sarebbe mai affermata.
- Se uno studente o un giornalista incontrano uno che presumibilmente ha studiato un po’ più di loro devono per lo meno rispetto e ascoltare cosa dice.
- La terra è stata in passato una palla di fuoco e l’uomo non c’era. Poi è stato una palla di ghiaccio e l’uomo non c’era o non poteva avere alcuna influenza sul clima. Ora viviamo in un’epoca ottimale e ne dovremmo essere solo contenti, perché la storia ci dimostra che le civiltà si sviluppano in epoche più calde.
- Senza l’effetto serra la temperatura media del pianeta sarebbe di -18°, quindi non esisterebbe l’umanità e chissà se ci sarebbero altre forme di vita.
- Non bisogna rinunciare a fonti energetiche in maniera ideologica: non si può seriamente pensare di mandare avanti l’industria di un Paese manifatturiero quale l’Italia utilizzando solo fonti rinnovabili quali il solare e l’eolico, che hanno un carattere erratico ed intermittente.
- Non bisogna dire una bugia per affermare una verità: per sostenere l’utilizzo pacifico dell’energia nucleare non è necessario ricorrere ad argomenti allarmistici come il cambiamento climatico.
- Le ideologie antimoderne di decrescita non devono fermare lo sviluppo della società umana, che è sempre cresciuta con un andamento costante, interrotto solo temporaneamente e localmente per epidemie, guerre e carestie che nessuno si augura.
- I maggiori fautori delle fonti rinnovabili sono proprio i signori del petrolio che finanziano i movimenti per l’ambiente e influenzano i media, certi di poter vendere così oil&gas per tanto tempo ancora e impedire il ritorno di altre fonti energetiche come il nucleare.
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