L’evoluzione (lenta) della fusione nucleare e come gli americani pensano di accelerarla

Il Plasma Science and Fusion Center (PSFC) del MIT ha scelto la strada più breve per arrivare alla fusione nucleare. L’idea innovativa sta nell’uso di magneti superconduttori ad alta temperatura, che consentono da un lato un grande risparmio energetico rispetto ai conduttori normali (rame), ma dall’altro un innalzamento del campo ben oltre il limite tipico dei magneti superconduttori a bassa temperatura (Niobio-stagno per ITER). L’intensità B del campo magnetico al centro del toroide di ARC/FNSF sarà circa il doppio di quella di ITER, consentendo così un guadagno notevole:

sia in termini di tempo di confinamento del plasma e quindi di guadagno energetico, proporzionale a B3

sia in termini di riduzione di volume e quindi densità di potenza, proporzionale a  B4

(immagini tratte da Z. Hartwig, SPARC Underground – IAP 2017)

Una grande azienda italiana investe in ricerca: ma non in Italia

Buone notizie (ma non tanto) sul fronte della fusione nucleare controllata. ENI ha deciso d’investire ben 50 milioni di dollari su un progetto, SPARC,  per la realizzazione di un reattore prototipo del tipo Tokamak che permetterà, se avrà successo, di ottenere energia utile con costi e tempi molto più ridotti rispetto al megaprogetto internazionale ITER. Il fatto è che tale strumento sarà costruito in America, presso il prestigioso MIT di Boston, e non in Italia, dove esiste un Ente pubblico, l’ENEA, che nel suo Centro Ricerche di Frascati ospita uno dei più importanti laboratori del mondo in questo settore, con grandi professionalità e strutture adeguate a tal fine. In passato l’ENEA ha avuto fra le mani un progetto simile a SPARC, denominato IGNITOR (entrambi sono un’evoluzione del Tokamak ALCATOR-C, pur con caratteristiche diverse), ma ha preferito abbandonarlo, dopo erano già stati spesi parecchie decine di milioni di euro, non ritenendolo congruo con la sua partecipazione massiccia a ITER.

Quindi tre note di biasimo:

  1. per l’ENI, che invece d’investire nella ricerca italiana, preferisce farlo all’estero
  2. per l’ENEA, che attraverso ITER (e più recentemente anche con il suo progetto DTT, destinato all’insuccesso, visti i costi troppo elevati) continua a subire i diktat dell’Unione Europea
  3. per il Governo (non solo questo, anche quelli passati), che dovrebbe svolgere un’azione di coordinamento e di supervisione sui grandi progetti di ricerca, che mettono in gioco l’interesse nazionale, e invece lascia gli Enti pubblici (ENEA) o ex-pubblici (come l’ENI) liberi di fare ciò che vogliono.

 

Incontro alla Casaccia con Italia Protagonista

Programma dell’Incontro

 12.30       M. Sepielli (ENEA)

                  – Coordinatore dell’Incontro

12.40          P. Bonifazi  (INAF, INFN, MIUR)

                    – Riforma del sistema della ricerca
          con riferimento al documento (DOC) della Fondazione Italia Protagonista

12.50            S. Bartalucci (INFN)

                     – Il sistema Europeo della ricerca: criticità
            con riferimento al suo recente libro sul tema e al suo contributo al DOC

13.00             A. Spena (Università Tor Vergata)

                      – Ricerca, industria, università: più presenza in Europa
              con riferimento al suo contributo al DOC

13.10              P.A. Sardi (ex Presidente Psicologi Italiani)

                      – Il lavoro e l’impresa: criticità
                 con riferimento ai suoi libri e al suo contributo al DOC                        

13.20               On. Lella GOLFO

                       – Donne nella ricerca

 13.40               Sen. Maurizio GASPARRI

                     Intervento su ricerca, lavoro, sviluppo, e, in particolare,
                     sulla riforma degli Enti Pubblici di Ricerca e sul RILANCIO dell’ENEA

14.10                Domande ai politici

14.30                Chiusura Incontro

 

 

A Bruxelles oggi si parla anche di Ricerca, Tecnologia, Innovazione

Comincia  lo show down dei governi europei per il budget 2021-2027

La posizione e la visione  del Governo Italiano.

Riassumendo, la richiesta italiana mira a

  • conservare la struttura di Horizon 2020, basata sui 3 pilastri,
  •  mantenere il controllo della ricerca nelle mani dei ricercatori attraverso finanziamenti a fondo perduto ed evitando il prevalere di meccanismi di prestito, che aumenterebbero il peso decisionale di soggetti non direttamente legati al mondo della ricerca
  • riequilibrare ed allargare la cerchia dei beneficiarii dei Fondi Strutturali (ESIF), oggi concentrata su un numero ristretto di regioni europee

Non si dice nulla sulla questione più importante: come riequilibrare il ns. grave disavanzo tra il contributo all’UE e il ritorno finanziario per la ns. Ricerca sui fondi competitivi (circa 400 milioni di € all’anno).

Anzi ci si dice favorevoli a un “substantial increase of the FP budget within the next Multiannual Financial Framework (MFF)”. Roba da non credersi.