L’Europa non ha ancora perso la battaglia per l’Intelligenza artificiale. Ma è solo l’UE a crederlo

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L’Intelligenza Artificiale (AI): ecco un’altra sfida che l’Unione Europea è destinata a perdere, contro i giganti USA ma anche contro la Cina e perfino la Corea del Sud. Il funzionario UE fa l’ottimista, ma solo per il posto che occupa. Del resto quest’Europa di funzionari strapagati e di politici desiderosi di riciclarsi ci ha abituato da tempo a esternazioni vanagloriose e trionfalistiche, che poi manifestano tutta la loro inconsistenza alla prova dei fatti.
È lo stesso film già visto per l’Energia Nucleare, il GPS europeo (prog. Galileo), il Genoma umano, l’industria del fotovoltaico, le neuroscienze ( ved. ad es. “Scienza e Tecnologia: che cosa ha fatto l’Europa?) e per tutte le “disrupting technologies” che hanno reso gli altri paesi sempre più forti nello scenario mondiale. L’Europa non può più permettersi di condividere il proprio patrimonio intellettuale e di know how tecnologico con altri paesi, che sono molto più efficienti nel tradurre questi assets in innovazione e prodotti di mercato, che poi possono circolare liberamente anche da noi, e quasi esentasse, come fanno i colossi del Web, Amazon, Google, Facebook ecc. No, il sistema ”Porte aperte” è diventato proprio insostenibile

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